06/07/2009


duetto delle ciliegie, dall'opera L'amico Fritz di Mascagni


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Voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi!

Pablo Neruda.

06/05/2009

Interno notte



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Tu stai.
Alla finestra. Un'ultima sorsata di città. Fuori è caldo di comitive di turisti ubriachi, vapori di clacson e kebab. Lei ti guarda le spalle, come sempre. Io guardo voi. Ci illumina tutti un lampione molto arancione. Eri venuto per chiudere le persiane. Ma non l'hai fatto. E nemmeno ti sei accorto che ero lì.

Volevo solo essere la tua donna dei peccati.
Ed invece mi ritrovo in una certezza. Ma mi sgomenta anche un po’.
Non conosco l’ordine mentale del persempre.
Ma uno ieri più un oggi più un domani fanno un PERSEMPRE tondo e grosso che nemmeno te n’accorgi.
Mille volte, lo devo ammettere, hai lasciato le chiavi della cella sul comodino, in bella vista facendo finta di dormire per spiare se le prendevo e fuggivo via.
Io che mi costruisco intorno gabbie e carceri di massima sicurezza per poi provare il brivido segreto dell’evasione. Io che non ho pace nella mia mansuetudine. Disarciono e piango.
E non sono ancora mai scappata. O forse si. Una volta.
Ma se provi a nascondere le chiavi…

05/25/2009

Il desiderio è la radice di una pianta delicata che se sai coltivare ti tiene in vita



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Coltivo i desideri e li abbellisco come alberi di natale.
Li nutro e li sogno. Li annaffio e li concimo. Mi cullo al loro pensiero e mi godo l’attesa della realizzazione. I desideri mi appagano quanto la loro realizzazione, e forse anche di più.
Mi fanno  sorridere da sola di averli pensati ed alcuni mi scoprono ad arrossire e poi di nuovo ridere.
Ne ho sempre di nuovi, non si esauriscono mai. Sono come un motorino, un traino, un canto di sirena. L’immagine del desiderio già m’appaga. Mi rende consapevole della forza del pensiero e mi ricorda la libertà della mia mente di andare dove voglio pur stando immobile.
Avevo uno zio meraviglioso che però non ho goduto per molto, Era il re del ‘facciamo che io ero…e che tu eri….’
Si calava nel ruolo da perfetto attore e a noi bambini, che pure facevamo sul serio, dava grande soddisfazione.
Zio Nico’ morì pieno di desideri ma anche di viaggi realizzati. Mentre lo aiutavamo a fare la pipì, gesto difficilissimo per lui così malato, ci recitava versi di Petrarca e di Dante, per ‘ sollevare un po’ lo spirito, così provato dalle disavventure del corpo’ e ci raccontava i suoi desideri.
Ho addirittura una cartella ‘desideri’ sul mio desktop.
L’aggiorno con frequenza e depenno di volta in volta i desideri realizzati.
Desiderare è un verbo molto musicale, e anche molto potente. Mi fa buttare il seme. E comunque lui* lo sa dire molto meglio di me.

Ora per esempio desidero un viaggio verso un posto dove si vedano bene le stelle, una scrittura, una piantina d’alloro e tanti baci…



* lui è Giorgio Gaber, ascoltatelo più su


05/24/2009


Gran bonta gatto fegato e coniglio scatoletta 400 g


siate buoni, ve ne prego siate buoni.
Non ho detto buonisti, siate buoni.
Ma non quella finta bontà che in realtà vi serve per delimitare il territorio del tuo e mio. Non fate i buoni perché possiate rimproverare quelli che non lo sono
Non fate i buoni, siatelo.
Non ho detto gentili, quall’affettazione ostentata da ordine al cameriere del ristorante che in realtà trattate solo con sufficienza.
Siate buoni anche arrabbiandovi ove necessario. Siate buoni non stupidi, dite a qualcuno se vi sta facendo del male, se vi ha ferito e perché, siate buoni: non covate, chiarite, dissipate le nubi, liberatevi, sputate il rospo.
Siate buoni non fate degenerare le discussioni, metteteci impegno nel confrontarvi, litigate picchiatevi e discutete con sentimento e dedizione.
Siate buoni, non sentitevi forti di nulla, che siete gelatine, cercate di immedesimarvi
siate buoni, non usate i punti deboli per colpire, non è leale,chi vi ha aperto il cuore vi ha contemporaneamente mostrato come potreste ucciderlo, a qual’è il suo punto di crisi
siate buoni
umettate le ferite con garze sterili, non usate piu la polvere di penicillina, brucia.
Siate buoni, non più buoni…
Siate buoni, accorgetevi quando qualcuno vi ama di amore fraterno, filiale, amicale, di amore d’amore.
Non buttatelo nel cesso, non lo fate sgocciolare, appoggiate l’orecchio alla schiena, come i dottori di una volta, auscultate l’amore, svelti.
Siate buoni, non siate ostili senza motivo per esercitare un potere. Sappiatevi accompagnare. O sennò state soli, che è meglio.
(Nel momento in cui smascheri una finta felicità gli altri ti odiano).
State attenti.

05/03/2009

Antonio Pinter







Quelli che sulle scale mobili

ti scendono incontro, giù

nell'Ade quotidiano, il vecchio

assorto nella scontrosità del suo cuore,

la donna avvilita

mormorante tra sé qualcosa d'amaro:

entrambi, pervasi d'entusiasmo

un tempo, chissà quando, furono svagati,

fuori di sé raggianti

di baldanza, oppure no?

Com'è successo? Da quando? E perchè?

Fuori ormai, anche la neve si è ridotta

a fanghiglia.

 

Hans Magnus Enzensberger 

04/07/2009

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Avevo trascorso il pomeriggio domenicale con Cecilia, mia nonna materna.
Mi piaceva stare con lei perché mi faceva fare delle cose da grande tipo mangiare in salotto con la tv accesa, e bere il caffè.
A mio padre piaceva meno, ci teneva alle abitudini sane. Infatti aveva predisposto che alle cinque al massimo io fossi riaccompagnata a casa.
Ed era a casa che stavo andando quel 23 novembre.
Faceva freddo. Mia nonna aveva già indossato il cappotto, mi stava legando un foulard sulla testa, un foulard blu con le fragole rosse.
Cominciai a sentire come un lamento. Una specie di vento, un suono cupo, un suono quasi ancestrale. I vetri cominciarono a tintinnare. Prima piano piano poi fortissimo.
E’ babbo Natale,  mi disse mia nonna affatto allarmata.
Poi dal corridoio arrivò l’urlo di mio nonno: Ceci’ il terremotooooo!!
Cecilia mi abbandonò, un attacco di panico la spinse sul pianerottolo. Bussava a tutte le porte urlando. Io ero in balia di me stessa tra tanti adulti giganteschi che correvano giù per le scale. Mi girai a guardai verso la casa: dalla porta spalancata vidi il cassettone che vagava nell’ingresso e il lampadario che si sgretolava urtando contro il soffitto.
Fui tratta in salvo dallo zio Fernando che era venuto a prendermi. Mi agguantò sotto il suo braccio. Scendeva le rampe di scale a quattro a quattro ed io in quella posizione con la faccia a pochi centimetri da terra vedevo i gradini lesionarsi sotto i suoi piedi.
Una volta in macchina nel silenzio sentii il rantolo del cancello di ferro che cigolava.
Il traffico era naturalmente congestionato ma questo non impedì ai miei di scovarmi in quel tappeto di macchine. Mamma mi tirò fuori dal finestrino semiaperto, che male. Ricordo il suo sguardo quando mi vide viva. Mi tirò fuori e mi strinse da farmi male.

Dormimmo in macchina nel campetto sportivo del Vomero sotto un lampione non so per quante notti, non mi ricordo.
Mi ricordo però che poi rientrammo in casa e la notte ci fu un’altra scossa. Mi svegliò mio padre con dolcezza ma intuii che era  terrorizzato dal suo odore e dal fatto che si accaniva nell’infilarmi le scarpette che opponevano resistenza perché piene dei calzini che ci avevo infilato prima di coricarmi
Ancora in macchina. Nonostante la tragicità del momento ricordo i manichini dei negozi di abbigliamento tutti sdraiati e delle uova di cioccolato che mio padre pescò non so dove.
Questa volta li ha presi nel sonno.
L’orrore allora mi fu accuratamente nascosto.
Questa volta no.

04/03/2009




Tatiana Ferkova

Una cara amica mi consiglia, quando temo qualche situazione, di immaginare il peggio, il peggio del peggio del peggio di qello che potrebbe accadere. Poi la paura passa.

Giuro.



"Tutti scoprono,più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. "
(Primo Levi, Se questo è un uomo)

04/02/2009

04/01/2009

Così



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Era ingenuamente convinta che lei non sarebbe mai invecchiata. No.
A lei non sarebbe toccato. Lei non era come gli altri. Lei aveva vissuto con una tale intensità. No, non era intensità ora che ci penso bene. Era consapevolezza. Ecco, lei mentre era bambina sapeva di essere bambina.
La sua condizione le era chiara e se la godeva con lucidità.
Era una vecchia tornata indietro.
Una tale coscienza della sua infanzia le donava un’aria trasognata ed allegra, incomprensibile agli stessi familiari.  La mattina appena sveglia ringraziava il letto e sorrideva, sotto lo sguardo amorevole ma interrogativo della madre che incuriosita quasi ogni giorno storceva un po’ la testa e con quel tono della voce che lei conosceva bene e che significava reale stupore, reale ed adulto interesse (per un bambino era il massimo!) le chiedeva : Sei contenta, eh?
Contenta era contenta ma poi dovendosi concentrare sulla causa primaria, si diceva che forse era troppo piccola per fornire queste spiegazioni. Si ripeteva che quelle non erano domande da fare a una bambina e tornava a sorridere.
Quando le era concesso di guardare la tv da sola era ben attenta a scegliere solo programmi dal bollino verde, adatti alla sua età. Non avrebbe mai permesso che la sua infanzia venisse turbata da immagini o dialoghi violenti.
Si concedeva capricci e languori con generosità.

In realtà aveva scoperto il segreto della felicità che per lei non durava solopochi attimi, come per i suoi colleghi di vita.
Più che felicità era un presagio di sciagura scampato; sapeva che la sciagura, il guaio, erano dietro l’angolo. Più precisamente l’altra metà della giostra.
La giostra.
L’unico gioco che non faceva volentieri per colpa di quella metàgiro in cui sparivano i suoi cari e lei cavalcava sola una parte del parco sconosciuta, in compagnia di un esercito di cavallini muti e bambini sconosciuti.

Questa vecchia ritornata ancora oggi invidia quei paffuti infanti scorazzati dai carrozzini per la città.
 Ricorda la vista di quei bei palazzi napoletani e di quelle bancarelle profumate e colorate che sfiorava con la mano seduta e spinta da qualche adulto.
Ora il suo carrozzino va a benzina e paga il bollo.
Ma i bambini quando passano la riconoscono, lo sanno che è una di loro, e quando la incrociano le fanno l’occhiolino.



03/11/2009

03/02/2009

Cammello dichiarato indesiderabile

Cortazar
Julio Cortazar e il suo gatto







''Sono state accettate tutte le richieste di transito alla frontiera, ma Guk, cammello, inaspettatamente dichiarato indesiderabile. Corre Guk alla questura dove gli dicono niente da fare, tornatene alla tua oasi, dichiarato indesiderabile, inutile fare pressioni. Tristezza di Guk, ritorno alle terre d’infanzia. E i cammelli della famiglia, e gli amici, gli si fanno intorno, ma che cosa è successo, ma non è possibile, perchè proprio tu. Allora una delegazione parte e va al ministero per l’Emigrazione a perorare per Guk, con scandalo dei funzionari di carriera: non si è mai vista una cosa simile, tornate tutti immediatamente all’oasi, verrà aperta un’inchiesta.
Guk nell’oasi si ciba d’erba un giorno, d’erba il giorno dopo. Tutti i cammelli sono emigrati, Guk continua ad aspettare. Così se ne vanno l’estate e l’autunno. Poi Guk tornato in città, fermo in una piazza vuota. Molto fotografato dai turisti mentre risponde alle domande dei reporters. Vago prestigio di Guk nella piazza. Approfittandone cerca di passare, sulla porta tutto cambia: dichiarato indesiderabile. Guk china la testa, cerca i pochi fili d’erba nella piazza. Un giorno lo chiamano con il megafono e lui va felice alla questura. Là è dichiarato indesiderabile. Guk torna all’oasi e si corica. Mangia un poco, poi posa il muso sulla sabbia. Chiude lentamente gli occhi mentre tramonta il sole. Dal suo naso sgorga una bolla che dura un secondo più di lui.''


12/24/2008




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Tienimi ancora un po' preziosa
mangiami
a Natale.

v. lamarque

10/29/2008

Sarò il tuo specchio


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Dimmi un po’, hai imparato a cucinare qualcosa?
Oppure sempre e solo wurstel in padella?
No, adesso sapeva cucinare la pasta, e nei modi più fantasiosi, rivendicazione di maschio italico con fidanzata straniera, ed anche qualche secondo, così.
Prova a chiedere e vediamo: l’uovo in tegamino? Ma siiiii, Il pollo al forno con le patate?
Mah, mmmm, forse no, ma siii, sii mi ricordo una volta si, ho cotto sei cosce in un mare di patate. Si, si so fare pure il pollo.
La serata non ancora definibile estiva, era però piena di stelle, la spiaggia già bucate da centinaia di ombrelloni.
E sotto una grande pagliuzza stavano loro. Infreddoliti dall’umido.
Si erano molto amati un tempo, quello era il loro primo incontro dopo sette anni in cui non si erano né visti né sentiti…
Di cose da dirsi ce n’erano e quante. E quante.
Anche di cose da chiedersi. E quante.
Ma nel rivedersi il presente aveva preso il sopravvento.
Lei cercava di opporre resistenza al presente chè aveva domande che le scoppiavano in petto relative al passato e decise di fare un compromesso: si sarebbe concentrata sul passato giusto il tempo utile a sapere quello che doveva sapere.
Poi si sarebbe immersa nel presente fino alle ginocchia o interamente se necessario. Poi si sarebbe goduta quella sensazione tanto cara dello stare lì, proprio lì con lo spirito e col corpo.
Lei fece le domande che nell’uscire le graffiarono la gola come polvere di vetro sottilissima. Nel ricordare, l’amore le entrò in circolo, sentì una fitta tra gli occhi e la gola, anche lui se ne accorse mentre lei per distrarsi annusò forte l’aria che sapeva di molluschi e salsedine e disse che quel posto le piaceva tantissimo.
Lui ebbe per lei risposte oppurtune, serene.
La ascoltava al buio cercando di capire, ma lei aveva tutti i pensieri ingarbugliati, cercava nervosa nella borsa un condizionale e un po’ di coraggio.
Ne venne fuori che la loro era stata una storia bella, rotonda, a cui non mancava nulla.
Forse solo il motivo per il quale era finita.
Mancato, le era mancato, lei ne era profondamente innamorata. Lasciarlo era stato amputarsi un arto sano.
Che ne sarà domani di questa notte?
Quanto sono cambiata.
Lei teneva gli occhi bene aperti, chiuderli avrebbe spinto giù l’acqua che c’era dentro.
Tutto quello che è stato, è stato per amore, gli disse.
O si disse.
Si rammentò tutto in un momento perchè  l’aveva amato.
E che il suo desiderio trascendeva da qualsiasi immagine.
Fece delle recriminazioni ma lui non sembrò prendersela, incassava con dignità.
Era stato lontano, e in un’altra lingua per anni.
Si ricordò di quanto avrebbe voluto, con grande semplicità letteraria e senza sinonimi colti, dormirgli accanto. Con una tazzina da caffè dal fondo indurito di zucchero sul comodino.
Ma anche lì, anche sul quel lettino umido di spiaggia, anche in un motel di bassa categoria Uno di quei motel coi letti col materasso a buchi, pieno di avvallamenti, col copriletto anni settanta a grandi bolle arancio e un braccio di metallo a tenere la tv.

In generale l’incontro le fece bene, le chiarì le idee.
Si ripassò il suo odore, i suoi lineamenti, i suoi piedi, lo sguardo.
Le voci rimbombavano sotto il rivestimento di legno dell’enorme ombrellone che faceva da cassa armonica.
Capì che quell'amore l'aveva nascosto troppo male, perchè venne fuori dalla borsa prima del condizionale e prima del coraggio.
Niente era cambiato anche se tutto era diverso.

10/18/2008

Img_0289_2 Ogni risveglio è un piccolo miracolo inatteso che chiede spazio tra le ciglia e spinge  le coperte in fondo in fondo e fa toccare i piedi.
Mi piace poter chiedere ‘ come mi sta questo vestito?’ e aspettare che tu dica bene senza nemmeno sapere dopo un secondo di che colore è.

Quella grandinata che ci ha colto in macchina l’avrei voluta godere nascosta sotto un albero con te.
Ma tu che sei tornato già non ci sei più.
E io sono preoccupata perché sento sempre meno la nostalgia.

Intanto fermo il tempo e cerco di aggiustare tutto come dici tu. Torno a casa in taxi e gioco a nonsaperedovemitrovo, ancora una volta, spiando le nuvole che sembrano entrare dalle finestre delle case.
Morire fa rima con venire e per questo non mi fa paura.

10/02/2008

Mi persi

Acuarela4Ricomincio dalla sedia dove avevo appoggiato, prima di uscire, quel foulard viola con le rose comperato a Napoli.
Una musica che prima ispirava romanticherie ora stringe un po’ alla gola.
Il vento cambia direzione, gli alberi non fanno più l’ombra che vorrei.
Mi creo una nuova giovinezza guardando un film d’amore.
Che ricordo la coscienza di bellezza durante i quindici anni mentre facevo un bagno nella vasca di casa dei miei.
Sognavo un amore da disprezzare.
Ricomincio da qui.
Dalle tazze della prima colazione sempre diverse ogni mattina.

07/23/2008

Poesia molto sbagliata metricamente

Tutto questo per dirti
che per me le bolle di sapone
contano più del polpettone
e che da oggi
non sarà più una cosa immonda
soffiare nel cerchietto
fare una palla tonda
perdersi nei riflessi iridescenti
vedere capovolte case e monumenti
le bolle non si mangiano,
non sono nutrienti.
Ma a me che me ne importa
io non le voglio mangiare.
Trascorrerò la vita a soffiare :< soffiare  :< soffiare

Soffio nel cerchietto
faccio una palla tonda
non sono un'architetto
ma la mia vita galleggia,
non affonda.

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07/21/2008

epilogo



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Era arrivata in casa verso le nove meno un quarto, attratta dalla luce giallognola dell'abatjour del salotto.
Io leggevo un libro, pensavo e ripensavo.
Mi sfinivo di pensieri e considerazioni coi piedi sul divano e una cocacola sul tavolino.
Passavo dalle mie vicende sentimentali alla fame nel mondo col solo aprire e chiudere le palpebre.
A differenza delle altre visite, la sua mi fu molto gradita.

Non amo gli insetti. Ma le libellule si.
Anche Titina.
Che per poco si è limitata a guardarla, a studiarne i movimenti,le spirali che disegnava in aria emettendo quei piccoli miagolii tremolanti e lunghi. Inconfondibile dichiarazione bellicosa.
La notte infatti ha ingaggiato una guerra senza pari, abattendo abatjour,cornici, libri.
La povera libellula ha preferito morire d'infarto, anzichè farsi sbranare dalla mia piccola tigre da appartamento.
E si è spenta  così, con grazia ed eleganza.
Tra un fa bequadro e una pausa di semiminima.

07/17/2008

cat man do

07/14/2008

Laboratorio analisi cosmiche: aperto solo di notte

Niente da fare. Non ci riesco.
Son le cinque del mattino ormai, non riesco a dormire.
Ho visto un film, ho letto, bevuto, fumato, innaffiato le piante, fatto una lavatrice, disfatto valigie, parlato al telefono. Niente.
Per casa gli oggetti mi guardano con curiosità e apprensione.
Di giorno siamo noi a guardarli, ma di notte, di notte se stai male e ti alzi all'improvviso, sono loro che guardano te.
Nemmeno il divano conforta l'insonnia.
Ormai è l'alba, ho un telecomando nel fianco, la tv trasmette senza audio la pubblicità di un materasso di gomma nero che si gonfia e diventa divano, poi letto, poi divano, poi poltrona.
Ho superato anche la replica di Striscia la Notizia.
Il camion della monezza ha già ritirato la monnezza.
Nemmeno l'antistaminico mi ha sedato.
Mi sento come se aspettassi qualcosa.
Il primo uccello del mattino nella pineta ha appena cinguettato.
Si vede bene solo col cuore e  l'essenziale è invisibile agli occhi, mio caro piccolo principe tu hai ragione.
Desideriamo che il nostro cuore appartenga a qualcuno ; e continuiamo nella ricerca anche dopo aver sperimentato, più o meno dolorosamente, che il prezzo della felicità include separazione, solitudine, e talvolta senso di abbandono.
Mi sento un vetrino sotto la lente di un microscopio cosmico.

07/09/2008

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C’è chi preferisce diminuire i rischi d’infelicità, al prezzo di privarsi dello straordinario.
Dimmi ti prego che per te non è così.
Dimmi che hai amato da impavido, promettimi vertigini sentimentali, acrobazie sul cuore, lanci senza rete e piroette mortali nelle mie mattine di sole.
Non rimanere, te ne prego, nella periferia del mio animo, in un palazzone di cemento tutto uguale ad altri mille tutti uguali.
Sii coraggioso, fatti scricchiolare le ossa se necessario per crescere, uccidi il te stesso che ti odia e torna rinnovato.
Accompagnami nel cinema dove danno la nostra vita e baciami tutto il tempo, che la guardino gli altri, noi siamo troppo impegnati.
Gioisci con me, che non ti sposerò mai ma che ti amerò molto a lungo se lo vorrai.
La camicia bianca e inamidata ti aspetta appesa nell’armadio.
Se ti vedrò arrivare con quella capirò.
Ora prendi il timone, decidi dove andare. Scegli.
Non importa a che punto sei. L’importante e dove andrai.
T’aspetto nel mio vestito a fiori.

07/03/2008

Beati noi che scarichiamo...

Url























Partita Iva, aspetto che ritorni.
E’ partita così, senza una causale.
Si sarà offesa
Del resto forse si aspettava una dichiarazione
Non ne aveva mai ricevuta una, lui era così fiscale
So che per vendicarsi prepara una fattura
Ma si sa: certi gesti non sono imponibili…

06/11/2008

freedom

La libertà va sempre conquistata.

Freedom10

05/15/2008

dentro la tasca

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Dentro la tasca di un uomo con dentro la tasca un fazzoletto bianco profumato e stirato.Un fazzoletto da porgere per un pianto improvviso di giovane donna ferita che riga il viso di nero.
Un fazzoletto bianco per soffiare forte il naso ad un bambino disperato di abbandono irreale in un supermercato affollato.
Un fazzoletto stretto intorno al ginocchio sanguinante di un passante preso di schivo da una motoretta.
un fazzoletto stretto stretto intorno alle tempie pulsanti per fermare il mal di testa che funziona sempre, si sa.
Un fazzoletto da portare a casa propria.
Da lavare, stirare, da toccarne la consistenza del ricamo delle iniziali con l'indice, da spruzzare appena e segretamente del tuo profumo e da riportare al proprietario.
Un fazzoletto bianco candido di cui poter parlare ricordandosi dopo anni del primo appuntamento in quel piccolo bar di fianco alla stazione in cui quel pomeriggio in cui ci vedemmo per restituirti il fazzoletto bianco che mi avevi prestato per asciugarmi il viso.

05/14/2008

Il giardino sospeso

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C’era una volta un giardino sospeso.
Era un giardino che non poggiava da nessuna parte.
Dal di sotto si potevano vedere tutte le radici degli alberi e delle piante penzoloni.
Il terreno fermo, immobile, sospeso anch’esso appariva però ben umido e pur ben nutrito.
Nessuno si faceva domande su quel giardino. Per esempio nessuno si chiedeva cosa ci facesse lassù sospeso, oppure chi ce l’avesse portato o chi ci vivesse.
Dal di sotto del giardino sospeso si intravedeva una panchina ed anche un certo movimento.
Che qualcuno lo frequentasse era cosa certa perché in alcune ore, specie al crepuscolo, si sentivano strani crepitii e passandoci sotto, piccole zolle umidicce e scure cadevano sulla testa dei passanti che ormai ci avevan fatto l’abitudine.
Il giardino emanava grande profumo di gelsomini e mughetto. In alcuni momenti sembrava di poterlo toccare alzandosi appena un po’ sulle punte. Ma era una mera illusione ottica giacche in realtà distava parecchi metri dal suolo per poterlo toccare.
Pur essendo così a portata di mano però, nessuno osava guardare oltre. L’uomo si era da un pezzo spinto fino alla luna con missili e navicelle, ma mai lì. Eppure sarebbe bastato un piccolo elicottero , ma che dico, anche una costruzione più ardita del solito.
Ma nulla. Rimaneva lì, intatto ed incontaminato come il primo giorno che era apparso, trasportato da un vento caldissimo in un giorno di fine estate.
Solo una volta successe qualcosa di strano. Un bambino molto magro che era andato tutto il pomeriggio al luna park coi genitori, uscendo si era incapricciato che voleva un palloncino rosso. Il papà glielo aveva comprato, ma il bambino magro magro avutolo tra le dita si era inaspettatamente alzato in volo, andando ad incagliarsi proprio nel lato ovest del giardino sospeso.
Stette lì qualche minuto, poi il palloncino scoppiò a causa di un rovo ed il bimbo precipitò tra le forti braccia del papà che lo teneva d’occhio.
Da allora il bimbo emanò a giorni alterni un intenso profumo di fragola selvatica.
Ma la cosa più imbarazzante fu che da quel momento in poi, disse solo e sempre la verità.


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La mia foto

Il Corpo delle Donne

Il cuore che ride

  • La tua vita è la tua vita. non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza. stai in guardia. ci sono delle uscite. da qualche parte c’è luce. forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre. stai in guardia. gli dei ti offriranno delle occasioni. riconoscile, afferrale. non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta. e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà. la tua vita è la tua vita. sappilo finché ce l’hai. tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

rendo felici a un tempo l'occhi e 'l core

  • Milena Agus: Mal di pietre
  • Madeleine Bourdouxhe: la donna di Gilles
  • Collodi nipote: Sussi e Biribissi
  • Serge Wilfart: Il canto dell'essere
  • Elsa Morante: L'isola di Arturo
  • Vivian Lamarque: Poesie
  • Gianrico Carofiglio: Ragionevoli dubbi
  • James Hillman: Il codice dell'anima
  • Clara Sereni: Casalinghitudine
  • Arthur Schnitzler: Gioco all'alba
  • Anne Tyler: Per puro caso
  • Alan Bennett: Nudi e crudi
  • Omar Khayyam: Quartine
  • Historia calamitatum mearum-Lettere d'amore di Abelardo e Eloisa
  • Erri De Luca: Non ora, non qui

pallottoliere

  • pallottoliere

  • ''Credo che ogni pittore dovrebbe avere una sua piccola galleria dove esporre al mondo i suoi quadri e così pure ogni musicista la sua saletta di concerto e ogni cineasta il suo piccolo cinema dove mostrare i propri film e i film più amati del passato e ogni scrittore avere la sua piccola casa editrice con la quale stampare i propri romanzi. Così potrebbe nascere, senza intermediari, una nuova cultura, vasta e inarrestabile”.

C.Chaplin

  • Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un opera di teatro, che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l'opera finisca senza applausi...
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