Il primo ad andarsene fu il giallo.
In quel sorridente mazzolino di ranuncoli abbracciati nel vaso di ceramica lì sul tavolo, tutti allegri sodi e colorati, ne scorse due completamente grigi.
Sono appassiti, pensò.
Mi passi per favore l’accendino giallo lì sul pianoforte?
L’accendino lo vedeva, chiaramente. Ma non era mica giallo, era un accendino grigio.
La cosa cominciò a preoccuparla quando il problema si estese anche ad altri colori.
Rischiò di farsi investire un paio di volte non riuscendo più a distinguere il verde ed il rosso dei semafori.
Sbagliò più volte ad imboccare la metropolitana confondendo la linea rossa con quella blu.
Anche quella mattina al laboratorio d’analisi dove si era recata per un prelievo, rimase basita nell’accorgersi che nella provetta usata dall’infermiera, col suo nome e cognome, il suo sangue stava fermo, denso e... grigio.
Gli odori ed i sapori erano rimasti inalterati, ma che gusto c’era nel mangiare una pizza tutta grigia, per profumata e fragante che fosse?
Che amarezza scoprire che si, continuava a vivere, ma che non poteva godere delle infinite sfumature dorate che il tramonto e l’alba regalavano in primavera a quella millenaria città …
E fu proprio durante uno di quei tramonti che passandosi le mani nei capelli prima fulvi ora canuti, capì che il mondo, senza il suo amore, aveva irrimediabilmente perso tutti i suoi colori…






